🌊 Sulle orme della Dea Cupra: quando le Marche parlavano il linguaggio del mare e delle madri


Di Raffaele Merlini 


C’è un tratto di costa, tra Grottammare e Cupra Marittima, dove il mare sembra respirare più lento.

Lì, molto prima dei pescherecci e delle lampare, sorgeva un santuario che i nostri avi chiamavano Fanum Cuprae, il tempio della Dea Cupra: una divinità femminile antichissima, madre delle acque, della fecondità e del mare stesso.


Cupra era la Grande Madre dei Piceni, la dea che dava vita, proteggeva le donne e faceva scorrere l’acqua dalle sorgenti. Gli antichi Umbri la chiamavano Cubrar Mater, gli Etruschi la identificarono con Giunone o con Uni, e i Romani la riconobbero come la Bona Dea, la “dea buona” delle sorgenti e dei parti.

Un nome, mille volti, ma un solo cuore: la forza creatrice femminile che univa le genti dell’Adriatico.


E lo ricorda anche il poeta latino Silio Italico, descrivendo la nostra costa come un luogo sacro:


«Litorae fumant altaria Cuprae» — “Fumavano gli altari di Cupra lungo il litorale.”

Il mare, allora, non era solo confine, ma tempio aperto, dove i venti portavano lontano il profumo dei sacrifici alla Dea.


🏛️ Grottammare e la lapide di Adriano

A Grottammare, nel silenzio della chiesa di San Martino, si nasconde una delle testimonianze più antiche del culto.

Murata in un pilastro, una lapide recita:

Templum Deae Cuprae restituit — “Restaurò il tempio della dea Cupra”.

La fece incidere l’imperatore Adriano nel 127 d.C., segno che quel santuario era così importante da meritare la sua attenzione.

Gli scavi condotti tra Ottocento e Novecento hanno riportato alla luce mura in opus caementicium, una vasca circolare romana — il cosiddetto “Bagno della Regina” — e persino un piede marmoreo colossale, forse appartenente alla statua della Dea.

Le cronache locali ricordano che le suore del vicino convento, scavando nei giardini, trovarono più volte frammenti di laterizi e monete romane: segni concreti di un culto che continuò per secoli.

Sotto quella collina, dove oggi passiamo in auto, si celebravano riti d’acqua, con sorgenti e offerte votive per invocare fertilità e buona sorte.


💍 L’Anellone Piceno

Nei musei archeologici della zona si conservano strani oggetti di bronzo, chiamati “anelloni a nodi”.

Venivano deposti sul ventre delle donne picene nelle tombe del VI secolo a.C.

Forse simboli di maternità, forse strumenti rituali, qualcuno — come l’artista Carlo Gentili — li ha reinterpretati come antichi cembali, usati nei canti e nelle danze dedicate alla Dea.

È un’immagine potente: donne che danzano al ritmo di bronzo, celebrando la vita.


💧 Le acque sante di Grottammare e Cupra

Proprio ai piedi della collina di San Martino sgorgano ancora oggi alcune sorgenti antiche, considerate “miracolose” già nel Medioevo.

Le donne del posto vi si recavano per curare disturbi femminili o chiedere un parto felice.

E a Cupra Marittima, nella località Sant’Andrea, gli archeologi hanno scoperto una stipe votiva con migliaia di piccoli vasi deposti in un solco di sorgente: offerte d’acqua alla Dea.

È la stessa logica dei culti arcaici: la Dea Madre si era solo trasformata nella Madonna del Latte, venerata poi nelle chiese costruite sopra gli antichi templi.

Le forme cambiano, ma la devozione alle acque e alla vita resta.


Oggi di Cupra rimane il nome, il mare e il vento che scende dalle colline.

Ma dietro quelle onde c’è una storia millenaria, che lega la nostra costa ai popoli del Mediterraneo.

I Piceni, gli Etruschi, i Greci: tutti lasciarono qualcosa in quella terra dove il mare si specchia nelle madri.


Forse è per questo che, ancora oggi, noi sambenedettesi e cuprensi sentiamo il mare come una presenza viva, quasi familiare.

È l’eco della Dea che ci parla da lontano, con la voce salmastra dell’Adriatico.


📚 Fonti e riferimenti:

Giovanni Guidotti, Da San Benedetto in Albula a San Benedetto del Tronto;

Francesco Palestini, Studi sulle origini e sulla protostoria di SBT;

Quaderni dell’Archivio Storico Comunale – La Maréne, Sudendre, Vista Porto;

Atti del Seminario sulla Civiltà Marinara Picena (1995);

Atti del Congresso Adriatico sulla Pesca (2007);

Articolo storico su Grottammare e il complesso di San Martino (fonte locale). 


Nella foto 🎨 DEA CUPRA

Acrilico su tela, cm 70×100 – opera di Carlo Gentili


“L’antico culto della Dea Cupra era nei pressi della chiesa di San Martino di Grottammare.Il segno distintivo era il cembalo, strumento musicale abbinato alla Grande Madre, noto agli storici come anellone piceno.”

Commenti

Posta un commento

Grazie per aver scritto a La Conchiglia Web !