Tasse sul..caminetto !

 


Di Raffele Merlini


I “Focularia” di San Benedetto del Tronto nel 1487 ovvero la presenza dei focolari domestici

ASF – Archivio di Stato di Fermo, fondo comunale
Il più antico quadro fiscale noto per San Benedetto del Tronto risale al 1487 ed è conservato presso l’Archivio di Stato di Fermo. Il registro elenca i focularia, cioè i nuclei familiari tassabili tenuti al pagamento della fumantaria, l’imposta dovuta da chi possedeva un focolare domestico.

È importante ricordare che questi elenchi non rappresentano la totalità degli abitanti, ma solo i contribuenti.
Restano esclusi:
gli indigenti, privi di beni tassabili;
i membri dei ceti esenti (nobili, ecclesiastici, privilegiati);
forestieri non stabilmente residenti.


Il documento, redatto in corsiva cancelleresca tra 1485 e 1490, registra 65–70 focularia, equivalenti — secondo il coefficiente demografico comunemente utilizzato per l’epoca — a circa 320–350 abitanti (media di 5 persone per nucleo).
I nomi leggibili in forma chiara sono quaranta.
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I contribuenti sambenedettesi del 1487
Trascrizione dei capifamiglia presenti nel registro
1. Ser Angelo Dominici
2. Vannis Paluctini
3. Alexander Jacobi
4. Carolus Jacobucti
5. Georgius Jacobi
6. Jacopus Caroli
7. Pier Leonardus Jacobi
8. Dominicus Romani
9. Andrea Romani
10. Bernardinus Antonii
11. Pax Dominici
12. Marinus Coluctij
13. Joannes Francisci
14. Cola Vannis Ser Dominici
15. Jacobus Firmani
16. Dominicus Peri
17. Salvus Joannis
18. Silvester Marini
19. Bernardinus Feranzoli
20. Joannes Camilli
21. Alexander Cole
22. Joannes Baptista Tananaj
23. Antonius Migni
24. Alexander Diotallevi
25. Andrea Bartolomei
26. Antonius Marini
27. Permarini Cole
28. Percivannis Vannis
29. Lucarellus Jacobi
30. Nerdus Dominici
31. Jacobus Perantoni
32. Nicolaus alias Irzichese
33. Nicolaus Albertini
34. Joannes Stefani Albertini
35. Midius Albani
36. Angelus Carosus
37. Heredes Gutij
38. Domna Joannis Albertini
39. Domna Joannis Jacobi
40. Domna Anesine
1487–1491: la crisi che spopolò il castello
Tra il 1487 e il 1491 San Benedetto fu colpito da una grave crisi demografica causata da peste, febbri malariche e condizioni igieniche critiche dovute a ristagni d’acqua e fogne a cielo aperto.
Le fonti fermane descrivono la presenza di “miasmi” considerati responsabili della mortalità.
La situazione era così grave che il governatore della Marca, in una lettera al papa del 17 dicembre 1491, arrivò a proporre la demolizione del castello e la ricostruzione in un’area più salubre.
Alla fine del 1491 il castello risultava quasi completamente disabitato, salvo un presidio di guardia.
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Il ripopolamento promosso da Fermo
Per evitare l’abbandono definitivo, la città di Fermo — cui il castello di San Benedetto era soggetto — avviò un piano di ripopolamento controllato, con il consenso della Curia pontificia.
Furono chiamati a stabilirsi nel castello:
profughi dalle isole venete della laguna, in particolare Pellestrina;
famiglie provenienti dal nord della Marca;

un gruppo di imolesi ( tra cui i Merlini ) fuggiti dopo la repressione seguita all’uccisione di Girolamo Riario (1488), marito di Caterina Sforza.
Per incentivare l’insediamento vennero concessi:
10 fiorini per ogni sposa,
capi di bestiame,
piccoli appezzamenti di terreno sul Monte Aquilino.
Era stabilito che le spose non dovessero essere originarie di Ascoli, per evitare conflitti politici e giurisdizionali.
Arrivarono 28 nuovi abitanti: 19 uomini e 9 donne, dando avvio alla ripresa demografica del castello.
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Nota filologica
1. Natura dei documenti
I due documenti utilizzati appartengono a tipologie diverse:
un manoscritto pergamenaceo con l’elenco dei castelli soggetti alla giurisdizione fermana (“castra”);
un registro cartaceo con la lista dei fumantes, cioè i capifamiglia tassabili.
2. Scrittura e datazione
Il registro dei focularia è redatto in corsiva cancelleresca tardo-quattrocentesca, con tipiche abbreviazioni:
Iac° per Jacobus,
Io° per Joannes,
Domci per Dominici,
presenza di grafie varianti (Coluctij, Irzichese, Tananaj).
3. Attendibilità della fonte
Il registro rappresenta solo i contribuenti e non l’intera popolazione.
Il coefficiente ×5 è quello normalmente usato dagli storici della demografia medievale per stimare gli abitanti a partire dai nuclei familiari.
4. Corrispondenze con altre fonti locali
Cognomi come Jacobi, Dominici, Romani, Marini, Albertini, Camilli, Feranzoli ricorrono anche negli estimi e nelle deliberazioni fermane della fine del XV secolo, confermando piena attendibilità storica.
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Bibliografia essenziale
Fonti locali
Archivio di Stato di Fermo, Fondo comunale:
Registri dei fumantes (1485–1495)
Elenchi dei castra soggetti
Corrispondenza Priori di Fermo – Governatore della Marca (1487–1491)
Studi storici e demografici
Giovanni Guidotti, Da San Benedetto in Albula a San Benedetto del Tronto, voll. I–II.
Francesco Palestini, Studi sulle origini e sulla protostoria dell’odierna San Benedetto del Tronto.
Gabriele Cavezzi, vari saggi in CIMBAS e nei Quaderni dell’Archivio Storico Comunale.
P. Toubert, La fiscalità medievale e gli estimi.
G. Cherubini, La popolazione italiana nel basso Medioevo.
A. Cortonesi, Uomini e comunità rurali nel Medioevo.

(Raffaele Merlini)

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