Di Diego De Blasi
È fitto il mistero della “Casa del pane”, della “Grotta”, del “bue e dell’asinello”, del “bambino deposto in una mangiatoia” [Luca 2, 1-14].
Nella memoria si dice che il Natale sia il giorno della Luce che sorge in mezzo all’oscurità. Proprio in quella notte buia – ma non tempestosa – qualcosa di tangibile appare agli occhi dell’Umanità. L’invisibile diventa visibile, l’essenziale invisibile - celato agli occhi di molti - diviene visibile nella sua realtà.
L’arrivo dei pastori è rivoluzionario, dirompente: sono loro le vere stelle di questi tempi caotici.
Vi ricordate dei villaggi di Natale (“Christmas Village”, li chiamano), dei centri commerciali affollati, delle giostrine con i dolcetti di marzapane e cioccolato, dei “selfie con gli elfi” e delle slitte con le renne cotonate? Bene.
Ora, solo per un istante, lasciate che la vostra mente si diriga verso quell’immagine antica: uno sparuto gruppo di pastori, un piccolo ed ignoto sodalizio che Dio chiama a sé tramite i suoi messaggeri, affinché possano annunciare la Novella.
Niente di più rivoluzionario per antonomasia: è il Salvatore, il Dio con noi, che nasce in quella grotta ancestrale, come canta la tradizione, “al freddo ed al gelo”.
Non in un palazzo, non in una reggia, ma in
una grotta. Potente ed espressiva, luogo della sacralità, ma anche icona nella
storia dell’arte: è proprio la grotta, ovvero la capanna dove la pietra, il legno
e le fasce di lino narrano dove tutto ha inizio e tutto risorge ex novo.
Dalla grotta alla pietra rotolata, fino alla fine del mondo [Mt 28, 18-20].
Nella vicenda, tra ori e linee trecentesche, Giotto di Bondone raffigura il San Giuseppe dormiente in un angolino, mentre la Vergine Maria accoglie Gesù bambino tra le sue braccia.
L’arte di Giotto disvela una sapienza delle origini, mentre dipinge con maestria l’adagio del Verbum caro factum est et habitavit in nobis et vidimus gloriam Eius.
Questa è la vera rappresentazione della semplicità e della tenerezza che ognuno può vivere ancora oggi, in memoria dei giorni in cui il presepe di Greccio - enarrato da Tommaso da Celano – aveva fatto la sua comparsa per la prima volta nella Storia.
Or bene, ci siamo anche noi, siamo parte della vicenda della grande opera patavina (1303-1305) commissionata dal noto banchiere Enrico degli Scrovegni.
Sotto una volta stellata è fitto il mistero, mentre un canto
si eleva in silenzio, come una musica senza parole in cui tutto si prepara per
il grande inizio.
Un
Santo Natale a tutti voi

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