Una statuetta misteriosa, tra ..battaglie del 1700


Di Carminio Spinucci


Sul mensile di informazione e cultura Riviera delle Palme, n. 4 del settembre-ottobre 2001, fu pubblicato a firma di chi scrive, un articolo storico intitolato:

 "Quarant'anni di …. turismo bellico nel basso Piceno (1706-1746)". 

Adesso vorremmo riprendere l'articolo scritto nel 2001 integrandolo ed approfondendolo, alla luce di nuove scoperte e considerazioni -  con i "Diari del Vescovo di Fermo" Alessandro Borgia, vissuto proprio in quel periodo.

Dopo la morte di Carlo II re di Spagna ed ultimo degli Angioini spagnoli, in mancanza di eredi

diretti, Carlo indica come successore Filippo d'Angiò, figlio di sua sorella, sposata con Luigi XIV.

La scelta provoca risentimenti negli altri rami delle parentele che portarono alle Guerre di

successione spagnole che durarono dal 1704 al 1714. A questa prima fase successe un decennio di

calma ma subito dopo si accesero altre ostilità ingenerate da interessi interni alla casa Borbone.

Questo comportò il passaggio di milizie e soste di truppe nel territorio dello Stato Pontificio che,

dall'una e dall'altra parte degli schieramenti ebbero a contendersi il governo del Regno di Napoli.

Ad ogni soldato veniva dato pane, vino, carne, fieno per il cavallo e buoi per condurre da luogo a

luogo carriaggi di milizie. 


Il Casale di comproprietà del Sig. Pino Ragni dove è collocata la statuetta di San Michele Arcangelo.

Tutto questo era a spese delle città dello Stato Pontificio. Il Papa per

limitare i danni alla sua condizione di nazione non belligerante e per scongiurare indiscriminati

saccheggi da parte delle milizie, mise la Tassa del Milione di scudi e più tardi quella dei due

Milioni. Gli anni più drammatici per i paesi costieri del Fermano furono quelli tra il 1742 ed il

1746. Dai diari del Vescovo di Fermo Alessandro Borgia, sappiamo che il 7 marzo 1744, il duca di

Modena e di Reggio Francesco III d'Este, comandante supremo delle truppe spagnole e Gages, suo

vice, con tutto l'esercito e le armi, non fidandosi delle fortificazioni di Pesaro, partirono da lì.

Giorgio Cristiano Lobkowitz, principe dell'impero, governatore e maresciallo supremo comandante

degli austriaci che era succeduto al generale Thaun, occupò le fortificazioni pesaresi e si mise

all'inseguimento degli spagnoli. Avanti a se mandò tremila uomini affinché li tallonassero più da

vicino. Nei pressi di Loreto ci fu una breve battaglia e gli spagnoli si allontanarono con l'intenzione

di giungere al Porto di Fermo, attuale Porto San Giorgio, dove fin dall'11 marzo avevano inviato

un'avanguardia. Il giorno 14 marzo un esercito di 13000 uomini più duemila tra donne e servitori,

oltre cento paia di buoi per il trasporto di malati e bagagli si spostarono a Grottammare comandati

dal duca Francesco d'Este e dal Gages. Al loro inseguimento c'era un esercito di 52000 soldati

austriaci. Gli spagnoli si fermarono a Grottammare nell'attesa di costruire un ponte sul fiume Tronto

ed il 16 marzo ebbero un piccolo scontro con alcuni soldati austriaci. Gli austriaci si ritirarono fino

al Torrente Menocchia, mentre gli spagnoli si dirigevano verso il Regno di Napoli mettendo a ferro

e a fuoco i castelli di Grottammare e di San Benedetto affinché gli austriaci non vi trovassero nulla.

La cavalleria degli Ungari, comunemente chiamati Ussari, con i Viburni, detti Croati furono

dislocati a Marano, Grottammare, San Benedetto; la cavalleria scelta trovò stanza a Ripatransone. I

contadini erano però sempre infastiditi e vessati dai soldati che giravano per le campagne. 

Il vescovo Borgia scrive a Lobkowitz affinché affrontasse la situazione fissando precise regole.

Il giorno 21 marzo 1744, placatesi le onde burrascose del mare, furono scaricate le vettovaglie dalle

piccole navi sulle quali erano trasportate dall'esercito austriaco.

Presentiamo ora due documenti che riguardano il territorio di Grottammare in questo periodo.

Il primo è una presa d'atto dei danni causati nel conflitto sopra riferito. Il documento è redatto dai

periti Giacinto Novelli di Grottammare e Basso Ciarrocchi di Marano ed autenticato dal notaio

Felice Ottaviani di Grottammare il giorno 8 maggio 1744. (Archivio Azzolino, conservato presso la

Biblioteca di Jesi, Busta 232, anni 1734-1758 – Lettere e documenti relativi alle guerre di quegli

anni, Stime e perizie dei danni subiti per il passaggio delle truppe spagnole ed austriache a

Grottammare). Ci sono notizie sulla consistenza dei danni e del tipo di essenze arboree messe a

dimora: olmi, querce, aranci, lauri, ciliege, pesche, mandorle, peri, meli, olive, salici, mori gelsi,

limoni, albucci, pioppi, per un totale di scudi 132 e baiocchi 80. Il secondo si trova in una nicchia

entro la quale, in forma di ex voto, è una statua di San Michele Arcangelo, situata proprio alla

sommità di un arco d'ingresso alla casa colonica che nel catasto del 1770 era di proprietà di

Fraccagnani Francesco Paolo. Sotto alla statuetta di San Michele vi è un mattone inciso che recita:

“Addì 13 marzo 1744 passarono in queste parti li Spagnoli e in appresso vennero lì Tedeschi

(Austriaci) dove vi furono più scaramucce nel monte chiamato delle Quaglie e velieri....”. 

Quanto è scritto sul mattone è confermato dai Diari del Vescovo di Fermo Alessandro Borgia. L'avanguardia

austriaca si scontra a Grottammare il giorno 13 marzo con esercito spagnolo in fuga, nei pressi del

Monte delle Quaglie, il diario riporta l'episodio alla data del 16 marzo. Qualche giorno più tardi, il

diario del vescovo riporta che dopo che gli spagnoli erano fuggiti nel Regno di Napoli ed avevano

messo a ferro e fuoco il castello di Grottammare, il 21 di marzo, i velieri austriaci scaricano le

vettovaglie per il loro esercito. 


Articolo del Corriere Adriatico dell'11 agosto del 1997, in cui avevamo già fotografato la misteriosa statuetta, auspicando ulteriori aggiornamenti e decodificazioni storiche, arrivate in seguito, grazie all'architetto e appassionato di storia locale Carminio Spinucci. In foto il comproprietario del casale, il Signor Pino Ragni con la statuetta di San Michele Arcangelo. 

Vi ricordiamo di cliccare sulle foto e di aprirle, per poterle vedere nei dettagli e definizione, grazie. 

Vi segnaliamo inoltre, che nella prima foto, di copertina, col mattone iscritto : 
"Il mattone riporta la data 3 novembre 1744, ma parla dei fatti accaduti il 13 marzo 1744, che il Vescovo Borgia riporta nei suoi diari . La battaglia o scaramuccia avvenne sul Monte delle Quaglie a Grottammare, tra spagnoli che fuggivano nel Regno di Napoli e gli Autriaci che li inseguivano". ( nda)



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