Di Carminio Spinucci
"Quarant'anni di …. turismo bellico nel basso Piceno (1706-1746)".
Adesso vorremmo riprendere l'articolo scritto nel 2001 integrandolo ed approfondendolo, alla luce di nuove scoperte e considerazioni - con i "Diari del Vescovo di Fermo" Alessandro Borgia, vissuto proprio in quel periodo.
Dopo la morte di Carlo II re di Spagna ed ultimo degli Angioini spagnoli, in mancanza di eredi
diretti, Carlo indica come successore Filippo d'Angiò, figlio di sua sorella, sposata con Luigi XIV.
La scelta provoca risentimenti negli altri rami delle parentele che portarono alle Guerre di
successione spagnole che durarono dal 1704 al 1714. A questa prima fase successe un decennio di
calma ma subito dopo si accesero altre ostilità ingenerate da interessi interni alla casa Borbone.
Questo comportò il passaggio di milizie e soste di truppe nel territorio dello Stato Pontificio che,
dall'una e dall'altra parte degli schieramenti ebbero a contendersi il governo del Regno di Napoli.
Ad ogni soldato veniva dato pane, vino, carne, fieno per il cavallo e buoi per condurre da luogo a
luogo carriaggi di milizie.
Il Casale di comproprietà del Sig. Pino Ragni dove è collocata la statuetta di San Michele Arcangelo.
Tutto questo era a spese delle città dello Stato Pontificio. Il Papa per
limitare i danni alla sua condizione di nazione non belligerante e per scongiurare indiscriminati
saccheggi da parte delle milizie, mise la Tassa del Milione di scudi e più tardi quella dei due
Milioni. Gli anni più drammatici per i paesi costieri del Fermano furono quelli tra il 1742 ed il
1746. Dai diari del Vescovo di Fermo Alessandro Borgia, sappiamo che il 7 marzo 1744, il duca di
Modena e di Reggio Francesco III d'Este, comandante supremo delle truppe spagnole e Gages, suo
vice, con tutto l'esercito e le armi, non fidandosi delle fortificazioni di Pesaro, partirono da lì.
Giorgio Cristiano Lobkowitz, principe dell'impero, governatore e maresciallo supremo comandante
degli austriaci che era succeduto al generale Thaun, occupò le fortificazioni pesaresi e si mise
all'inseguimento degli spagnoli. Avanti a se mandò tremila uomini affinché li tallonassero più da
vicino. Nei pressi di Loreto ci fu una breve battaglia e gli spagnoli si allontanarono con l'intenzione
di giungere al Porto di Fermo, attuale Porto San Giorgio, dove fin dall'11 marzo avevano inviato
un'avanguardia. Il giorno 14 marzo un esercito di 13000 uomini più duemila tra donne e servitori,
oltre cento paia di buoi per il trasporto di malati e bagagli si spostarono a Grottammare comandati
dal duca Francesco d'Este e dal Gages. Al loro inseguimento c'era un esercito di 52000 soldati
austriaci. Gli spagnoli si fermarono a Grottammare nell'attesa di costruire un ponte sul fiume Tronto
ed il 16 marzo ebbero un piccolo scontro con alcuni soldati austriaci. Gli austriaci si ritirarono fino
al Torrente Menocchia, mentre gli spagnoli si dirigevano verso il Regno di Napoli mettendo a ferro
e a fuoco i castelli di Grottammare e di San Benedetto affinché gli austriaci non vi trovassero nulla.
La cavalleria degli Ungari, comunemente chiamati Ussari, con i Viburni, detti Croati furono
dislocati a Marano, Grottammare, San Benedetto; la cavalleria scelta trovò stanza a Ripatransone. I
contadini erano però sempre infastiditi e vessati dai soldati che giravano per le campagne.
Il vescovo Borgia scrive a Lobkowitz affinché affrontasse la situazione fissando precise regole.
Il giorno 21 marzo 1744, placatesi le onde burrascose del mare, furono scaricate le vettovaglie dalle
piccole navi sulle quali erano trasportate dall'esercito austriaco.
Presentiamo ora due documenti che riguardano il territorio di Grottammare in questo periodo.
Il primo è una presa d'atto dei danni causati nel conflitto sopra riferito. Il documento è redatto dai
periti Giacinto Novelli di Grottammare e Basso Ciarrocchi di Marano ed autenticato dal notaio
Felice Ottaviani di Grottammare il giorno 8 maggio 1744. (Archivio Azzolino, conservato presso la
Biblioteca di Jesi, Busta 232, anni 1734-1758 – Lettere e documenti relativi alle guerre di quegli
anni, Stime e perizie dei danni subiti per il passaggio delle truppe spagnole ed austriache a
Grottammare). Ci sono notizie sulla consistenza dei danni e del tipo di essenze arboree messe a
dimora: olmi, querce, aranci, lauri, ciliege, pesche, mandorle, peri, meli, olive, salici, mori gelsi,
limoni, albucci, pioppi, per un totale di scudi 132 e baiocchi 80. Il secondo si trova in una nicchia
entro la quale, in forma di ex voto, è una statua di San Michele Arcangelo, situata proprio alla
sommità di un arco d'ingresso alla casa colonica che nel catasto del 1770 era di proprietà di
Fraccagnani Francesco Paolo. Sotto alla statuetta di San Michele vi è un mattone inciso che recita:
“Addì 13 marzo 1744 passarono in queste parti li Spagnoli e in appresso vennero lì Tedeschi
(Austriaci) dove vi furono più scaramucce nel monte chiamato delle Quaglie e velieri....”.
Quanto è scritto sul mattone è confermato dai Diari del Vescovo di Fermo Alessandro Borgia. L'avanguardia
austriaca si scontra a Grottammare il giorno 13 marzo con esercito spagnolo in fuga, nei pressi del
Monte delle Quaglie, il diario riporta l'episodio alla data del 16 marzo. Qualche giorno più tardi, il
diario del vescovo riporta che dopo che gli spagnoli erano fuggiti nel Regno di Napoli ed avevano
messo a ferro e fuoco il castello di Grottammare, il 21 di marzo, i velieri austriaci scaricano le
vettovaglie per il loro esercito.




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