Nel Piceno c’è la fortuna ineguagliabile di spostarsi in poco tempo dal mare alla montagna, con tante verdi colline in mezzo. Per questo il nostro territorio è ricco di tradizioni multiformi alle volte arrivate da lontano, per via degli scambi commerciali e culturali giunti dal mare. La storia lascia sempre il segno, una traccia che si manifesta nelle ricette tradizionali, negli usi e costumi, in una parola nel folklore di un popolo. La nostra Diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto essendo ritagliata attraverso due Regioni, le Marche e l’Abruzzo, risulta ricchissima di usanze, storie, in una sola parola “cultura”.
Una di queste tradizioni popolari era quella che si
svolgeva il Lunedì ed il Martedì dopo Pasqua ed era il: “Passare l’acqua”. Si trattava allora come oggi di giorni di festa
in cui venivano auspicate le scampagnate in famiglia, in mezzo ai prati nei
luoghi sconosciuti e non troppo lontano da casa, dove veniva consumata carne,
olive e verdure fritte, uova, salumi, dolci, come la “Pizza di Pasqua” e li
“Caciù” , cioè calzoni ripieni di formaggio, leggermente piccantini e poi
cioccolato e colomba a volontà.
A questi ritrovi della memoria si vagheggia con la
memoria e si “vedono” con gli occhi della mente allegre tovaglie a scacchi stese
sull’erbetta fresca, fiori gialli di narcisi, alberi da frutta in fiore,
asparagi da raccogliere per mangiarli in gustose frittate e insalatine fresche
di malva, tarassaco e cicorietta selvatica raccolte nei campi.
Soprattutto era lo stare insieme che contava. Ma
torniamo al nostro “passare l’acqua”..in cosa consisteva ? Nel varcare
fisicamente dei rigagnoli o fiumicelli laddove fosse stato possibile, mentre
chi abitava sulla costa si accontentava di tirarsi un po' su sottane e
pantaloni e bagnarsi i piedi , caviglie e polpacci sulla riva del mare. Non era
dunque solo un modo di dire, ma una “passare oltre” le acque.
Secondo alcuni studiosi potrebbe trattarsi di una
rivisitazione dell’attraversamento del Mar Rosso da parte degli Ebrei per
sfuggire agli Egiziani (Libro dell'Esodo 13:17-14:29) , col significato di
purificazione e di “attraversamento come rigenerazione”, collegato ad antiche
culture che nella Pasqua prima Ebraica e
poi Cristiana si riallacciavano antichi culti stagionali legati al ciclo
agricolo.
Un curioso rito di
Pasqua in Abruzzo è quello che avviene a Sulmona chiamato
“La
Madonna che scappa”. L’evento è suggestivo e comincia già dalla mattina
quando le statue di San Pietro e San Giovanni “..vengono portate a bussare alla porta della Chiesa di San Filippo,
dov’è conservata la statua della Madonna. L’evento rievoca l’annuncio della
Resurrezione che i due santi fecero alla Madonna e che questa corse incontro a
suo figlio per riabbracciarlo. In questo senso la statua della Madonna, dopo
essere uscita dalla chiesa, percorre un tratto di strada di corsa”.
Anche nel Pescarese, a
Spoltore, il giorno di Pasqua si rinnova l’antico rituale della Madonna che
corre, tradizione religiosa simile per non dire uguale a quella che si svolge a
Sulmona. “Maria Maddalena corre
per dare l’annuncio gioioso della Resurrezione del Cristo, ma la madre, vestita
di nero, non ci crede. Solo al terzo tentativo, ancora incredula, si avvia
verso il centro della piazza, seguita da San Giovanni e Maria Maddalena. Alla
vista del Figlio, la Madonna lascia cadere il manto nero sotto cui appare una splendida
veste bianca” (Dal sito della Tv Rete8 Abruzzo).
Una curiosità: a Villa
Badessa –
che è una piccola frazione di Rosciano, nel pescarese,
caratterizzata dalla presenza di una piccola chiesa in stile
greco-bizantino e da un particolare dialetto locale.
Questo perché il borgo nacque come villaggio “Arbereshe” ossia costituito a seguito dell’arrivo di migranti
provenienti dall’Albania tra il XV e il XIII secolo dopo
Cristo. Le cerimonie pasquali di Villa
Badessa iniziano il venerdì santo con le “enkomie”, ovvero le litanie
delle donne durante la deposizione del Cristo. Nelle ore che precedono l’alba
della domenica di Pasqua, il papas (corrispettivo
del prete cattolico) esce dalla chiesa in processione insieme ai fedeli, che
stringono in mano candele per illuminare le strade buie. Alle prime ore del
giorno, tra preghiere e odi di gioia, papas e fedeli fanno ritorno in chiesa,
in un’atmosfera piena di affascinante misticismo” (dal blog Metamer.it)
La Pasqua, come
significato è la festa della Speranza, della Resurrezione per i cristiani ma
certamente evoca anche la freschezza, il profumo dei fiori, i colori dell’erba
fresca, le gemme, il ritorno delle rondini, in poche parole della stagione
della rinascita, della primavera e della gioia.
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