Venerdì 24 aprile, per l' 81° della Liberazione- al Kursaal di Grottammare si è svolto un incontro tra storia locale e memoria nazionale, con il coinvolgimento delle scuole e dell’ANPI, cioè dell'associazione nazionale partigiani italiani.
Il ricordo protagonista è stato quello di Mons. Pietro Capocasa, un prete originario di Grottammare che da giovane fece il partigiano nel nord d'Italia e poi tornò e decise di diventare sacerdote.
Come partigiano, da ragazzo combatté in Piemonte, prima di indossare l’abito talare e di svolgere il suo ministero sacerdotale in Calabria.
Il suo impegno nella
Resistenza, lo spronò a fare del bene al prossimo, tanto che fu illuminato dalla vocazione e a donare la sua seconda parte di vita a Dio e al prossimo.
Il sacerdote partigiano era figlio di Giacomo Capocasa e Chiara Virgulti ed era nato il 10 gennaio 1915. Terminati gli studi liceali, grazie all’aiuto del sacerdote don Giuseppe Chiesa, si era trasferito ad Alba, iniziando a lavorare presso la tipografia della Comunità San Paolo dove fu uno degli iniziatori della rivista: "Famiglia Cristiana".
Nelle Langhe piemontesi il giovane Pietro decise di aderire alla Resistenza, salendo in montagna con la brigata “Mauri” guidata dall’alpino Enrico Martini, prendendo il nome di battaglia “Pasquale Ceci” e il soprannome “Ombra”.
All'incontro al kursaal erano presenti la nipote effettiva, la signora Lavinia Straccia e la nipote acquisita, signora Rosalia Lucente.
Le testimonianze delle nipoti di Don Pietro hanno "affrescato" un sacerdote scherzoso, amabile eallegro, imprevedibile, forte, sempre pronto a incentivare la divugazione e la cultura, ad aiutare le persone e amante degli animali. Una figura ironica e coraggiosa, attiva e pronta a spendersi per gli ultimi, dalle pesone in primis, con particolare attenzione ai bambini e giovani, finanche ai cani randagi, per cui cucinava e che assisteva amorevolmente. In Calabria era attivo con diverse radio amatoriali.
Il progetto di riscoperta della figura di Don Pietro è stata portata avanti sia dagli studenti dell'IIS Fazzini, che da alcune classi della scuola secondaria di primo grado, con le professoresse Teresita Eusebi ed Elisabetta Gricinella.
La signora Rosalia racconta che Don Pietro era amico di Sandro Pertini partigiano e che salvò alcuni ebrei durante la Guerra.
Successivamente all'esperienza di partigiano, grazie al sostegno economico di una signora "benefattrice", cioè della contessa Cetazzo, Pietro Capocasa aveva potuto terminare gli studi ed era stato consacrato sacerdote, questo accadeva il 4 maggio 1944.
Fu trasferito nell’Arcidiocesi di Santa Severina in Calabria, contestualmente all’arrivo del Vescovo Giovanni Dadone che, nato a Carrù in provincia di Cuneo nel 1908, nel luglio 1952 era stato ordinato Arcivescovo dell’antica Metropolia.
Nell’Arcidiocesi santaseverinese, don Pietro Capocasa
fu fra quelli che vi rimasero più a lungo, esattamente fino alla fine degli
anni Ottanta quando, anziano e malato rientrò a Grottammare presso alcuni
parenti, salendo al Cielo il 30 luglio del 2001.
Presente all'incontro al kursaal la dirigente scolastica professoressa Luigina Silvestri con la vicaria prof. ssa Luigina Ceddia e molti Insegnanti dell'Istituto scolastico "G.Leopardi", anche la signora Oriana Vitarelli, consigliera comunale delegata alle politiche scolastiche, che si è complimentata per l'iniziativa.
La prof.ssa Teresita Eusebi ha sottolineato : "Questo è un progetto di istituto, ringrazio tutti i colleghi. La prof. Gricinella ci ha supportato dal punto di vista informatico. Abbiamo conosciuto Don Pietro, dai suoi insegnamenti, abbiamo affrontato la resistenza al nord, in terza media.
In seconda abbiamo
disegnato scene, episodi, situazioni della vita di don Pietro".
Un bella figura, quell di Don Pietro - apprezzata dai ragazzi per il suo spirito quasi da adolescente ed il suo anelito per la Libertà ed all'impegno.








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