Tutti a fare il bagno, rigorosamente vestiti! La balneazione a San Benedetto del Tronto tra XIX e XX secolo

 DI RAFFAELE MERLINI 

La Maréne - la "marina" - e il Costume: Dalle Cabine a Ruote ai Ruggenti Anni Venti

San Benedetto del Tronto, tra il XIX e il XX secolo, attraversa una metamorfosi che trasforma l’identità peschereccia in una nascente vocazione turistica.

 Questo fenomeno, inizialmente d’élite, era alimentato dalla convinzione che i bagni di mare fossero "infallibili per la guarigione di certi mali" e perfino utili per favorire l'accasamento delle giovani da marito. 

Come ricorda lo storico Giovanni Guidotti nelle sue cronache, l'incanto del luogo e la golosità del brodetto attiravano i primi forestieri, ma la pratica balneare doveva scontrarsi con un rigorismo morale e legislativo estremo, dettato da minute prescrizioni vescovili che avevano valore di legge.  

Il Rigorismo delle "Cabine con le Ruote":

 La Belle Époque e la Segregazione del Lido

A fine Ottocento, la spiaggia sambenedettese era rigidamente divisa: gli uomini potevano bagnarsi solo a nord del torrente Albula, mentre le donne erano confinate a sud. Chi violava questa linea di demarcazione rischiava pesanti multe, il carcere o addirittura l'esilio. 

In questo scenario, le donne non camminavano pubblicamente in costume, ma utilizzavano i cosiddetti "casotti" mobili montati su quattro piccole ruote.  

Queste cabine fungevano da guardaroba e "trampolino di lancio": le signore vi salivano a piedi asciutti sulla terraferma, si denudavano all'interno e venivano spinte verso l'onda dai marinai o dai facchini.

 L'abbigliamento per l'immersione era una sorta di "ampia camicia di lana o di cotone, lunga dal collo alle piante dei piedi", un concetto che evolveva parallelamente ai costumi alla marinara in sergia pesante documentati nei figurini del 1883, scelti proprio per la loro opacità e per non aderire al corpo una volta bagnati.  

I Ruggenti Anni Venti: La Ripresa e il "Ricorso" del Marinaro

Dopo la Grande Guerra, il bisogno di ripresa porta alla nascita di stabilimenti fissi (visibili nelle cartoline dell'epoca come strutture a graticcio), segnando il passaggio dalle cabine mobili a una villeggiatura più moderna. 

In questo periodo si assiste a un interessante ricorso stilistico: le villeggianti riscoprono la blusa "alla marinara" di fine Ottocento, aggiornandola con orli più corti e volumi ridotti. Un elemento di continuità fondamentale restano le scarpette allacciate alla caviglia, indispensabili per proteggere i piedi sulla sabbia della Maréne ( Marina) ancora mista a detriti marini, e per mantenere quel decoro borghese ormai entrato nel costume sociale.


Interpretazione Filologica e Topografica: Il Pudore e il Servizio dei Facchini

La dinamica del bagno era un rituale di transizione complesso. Come descritto nel rapporto inviato dal Comune al Vescovo per difendere l'uso dei facchini maschi (contro i quali Mons. Caliendi aveva tentato di imporre un divieto), i marinai che guidavano le cabine dovevano restare vestiti con "camicia e mutande" per decenza, e non potevano vedere le signore se non quando entravano o uscivano vestite dal casotto.  

Con il passaggio agli anni Venti e l'abbandono delle cabine mobili a favore delle passeggiate sulla battigia, la funzione di "barriera morale" passò all'accappatoio.

 Le testimonianze visive dell'epoca mostrano donne avvolte in lunghi e ampi mantelli bianchi che coprivano l'intera figura subito dopo l'uscita dall'acqua. 

Se il casotto mobile proteggeva la donna dell'Ottocento, l'accappatoio divenne lo strumento indispensabile per la donna degli Anni Venti per percorrere la distanza pubblica tra la riva e la cabina privata senza infrazioni morali.


Considerazioni Finali / Comparazioni Adriatiche.

L'evoluzione della moda-mare a San Benedetto, riflette una tensione costante tra il desiderio di libertà e i protocolli sociali.

 Dalle "cabine con le ruote" che permettevano un'immersione quasi clandestina e medicalizzata, si è passati a una visibilità maggiore mediata da capi iconici come la blusa alla marinara e l'accappatoio bianco. 

Questi elementi testimoniano che la transizione verso la moderna villeggiatura non è stata solo una questione di stile, ma una lenta conquista di spazi pubblici, sempre protetta da quel "pudore balneare" che per decenni ha caratterizzato la civiltà adriatica. 


Riferimento bibliografico:

Dall'articolo originale di Giovanni Guidotti è il 23 agosto 1938.  L'articolo fu pubblicato sul quotidiano Il Messaggero con il titolo "Cronache balneari sambenedettesi del secolo scorso". In quel testo, Guidotti ricostruiva le usanze e i regolamenti dei primi tempi del turismo a San Benedetto, attingendo a fonti e memorie del XIX secolo.

                                           Raffaele Merlini 

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