Riproponiamo, certi di fare cosa gradita, un articolo curioso del giugno 2025 che parla di Sant'Egidio alla Vibrata, il cosiddetto: "Paese delle spose"
Negli anni ’60- ’70 del ‘900 non c’era sposa picena che si rispettasse se non fosse andata a sant’Egidio alla Vibrata in preparazione del matrimonio con madre e zie a fare da super visori. Vi erano all’epoca, secondo le anziane, ben sette “confettifici” inoltre vi era tutta una industria legata oggi si direbbe al “Wedding Planner”. Sebbene oggi risultino famosi i confetti di Sulmona, a cui attingono addirittura i Reali d’Inghilterra in occasione dei loro matrimoni, come pochi anni orsono hanno fatto Henry e Megan “ex del Sassex”, non da meno erano ( e sono) i confetti di Sant’Egidio.
Oggi come oggi
ne resta uno particolarmente famoso di confettificio, virato però più sugli
abiti da sposa che sui confetti. Ma andiamo per gradi: se in campagna l’abito
da sposa era artigianale e si chiamavano le sarte specializzate a confezionarlo
“in loco”, in paese o in città già nel dopoguerra si cercavano le prime
“confezioni” ossia gli abiti già pronti.
Un’altra opzione era recarsi a sant’Egidio dalle sarte
specializzate e farsi prendere le misure, poi tornarvi periodicamente per
controllare “come buttava” l’abito ( come cadeva ) e per perfezionare le
misure. Abbiamo detto che vi era in Abruzzo tutta una tradizione collegata al
Matrimonio, è vero: vi si vendevano stoffe di seta e veli giunti dall’America o
dall’Inghilterra, in altri luoghi del nostro territorio impossibili da trovare
se non nelle grandi città come Milano o Roma.
Riproponiamo, sempreverde, un nostro articolo comparso su: La Conchiglia News, certi di fare cosa gradita !
Soprattutto erano le donne collegate a questa
industria: vi erano delle vecchiette specializzate addirittura nel taglio della
mandorla con un attrezzino specifico che la tagliava perfettamente a metà!
Questi a mezza
mandorla erano i confetti più economici, dove si risparmiava sulla mandorla ma
si abbondava con lo zucchero... Invece i confetti di lusso dovevano avere la
mandorla intera “ di Avola” eccellenza italiana cresciuta sotto il sole della
Sicilia, molto aromatizzata, con cui si fanno anche le famose “granite”, latte
di mandorla e le famose paste per realizzare i deliziosi e coloratissimi
fruttini realistici siciliani.
Questi ultimi confetti “interi”, costosi, avevano il
vantaggio di avere una glassatura molto sottile e poco zucchero essendo
profumatissimi di mandorla, proprio inebrianti. 1, 2, 5 o 7 dispari per
simboleggiare l’indissolubilità della coppia e con il significato simbolico di :
augurio di salute, fertilità, lunga vita, felicità e ricchezza, le origini
dei confetti sono antiche: usati fin dal tempo dei romani per festeggiare lieti
eventi, vittorie o successi, in origine erano costituiti da mandorle ricoperte
di miele e farina non esistendo lo zucchero prima della scoperta delle Indie
occidentali; Forse l’usanza proviene addirittura dall’antico Egitto.
Il bianco è da sempre il colore
tradizionale dei confetti, simbolo per eccellenza della purezza della
sposa.
In Abruzzo in generale c’è una tradizione estesa
collegata al matrimonio: gli orafi realizzavano la “presentosa”, il ciondolo
regalato dai fidanzati alle future mogli rappresentante una stella con al
centro uno o due cuori intrecciati, stesso dicasi per i particolari orecchini “
a navicella” con catenine sospese, di aspetto gitano, sempre regalati dalla
suocera alla nuora da indossare il giorno del matrimonio, simbolo di “promessa”
indissolubile. Il nostro Sant’Egidio alla Vibrata che fa parte della Diocesi di
San Benedetto del Tronto quasi come un delizioso capriccio, “serviva” le spose
picene di tutto: dall’abito, ai confetti in un magico connubio tra Marche e
Abruzzo.
Anticamente non si regalavano bomboniere, ma solo i 5
o 7 confetti rigorosamente dispari, avvolti in deliziosi sacchettini di tulle
bianco, che spesso profumavano di mandorla ed evocavano subito la festa nuziale
a riportarli a casa.
Facevano
corredo i gioielli delle spose, che se nell’area fermana erano i “coralli”,
nell’area abruzzese appunto costituiti dalla “presentosa” e dagli orecchini a
navicella detti “Recchine” al femminile ma chiamati nel loro vero nome
abruzzese: “ sciacquajje”, indossati contro il “malocchio” fugato per il loro argenteo
tintinnio.
Oggi a Sant’Egidio alla Vibrata come dicevamo
all’inizio la tradizione del “Weddingg Planner” è stata un po’ offuscata da
quella di Sulmona, ma nei ricordi delle sessantenni-settantenni di oggi restano
i ricordi legati strettamente a questa cittadina dell’Abruzzo chiamata “Sand’Egggidie:
Lu paese de le spuse” (Sant’Egidio alla Vibrata: il paese delle spose).

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