Origini e conflitti della democrazia cristiana italiana tra la fine dell’800 e i primi decenni del ‘900
Approfondimento
storico – politologico del dott. Yari Lepre Marrani
(prima puntata di tre)
La nascita della democrazia cristiana italiana non fu il risultato improvviso della fondazione del Partito Popolare Italiano (PPI) nel gennaio 1919. Essa affondava le proprie radici nella lunga crisi dell'ordine politico e sociale ottocentesco, nella questione operaia, nella contrapposizione fra Chiesa e Stato liberale e, soprattutto, nel progressivo tentativo dei cattolici di elaborare una risposta autonoma alla modernità politica. In questo processo un ruolo decisivo fu svolto dalla dottrina sociale di Leone XIII, dalla Rerum Novarum del 1891, dall'esperienza del movimento cattolico organizzato e dalle figure, tra loro vicine ma anche profondamente differenti, di Romolo Murri e Luigi Sturzo.
Il problema fondamentale era politico prima ancora che
partitico: come poteva il cattolicesimo confrontarsi con una società ormai
trasformata dalle rivoluzioni liberale e industriale senza rinunciare alla
propria identità religiosa? E, soprattutto, quale autonomia potevano avere i
cattolici nella sfera politica rispetto alla gerarchia ecclesiastica?
Dalla questione romana alla
questione sociale
L'Italia postunitaria rappresentò per i cattolici una
condizione particolarmente complessa. La nascita dello Stato nazionale era
avvenuta attraverso la progressiva sottrazione alla Santa Sede del potere
temporale e si era conclusa con la presa di Roma del 1870. Ne derivò una
frattura profonda tra il nuovo Stato liberale e il mondo cattolico, aggravata
dalla cosiddetta questione romana e dalla posizione di non partecipazione politica
sintetizzata nel non expedit.
Il cattolicesimo italiano non rimase tuttavia estraneo
alla società. Al contrario, nella seconda metà dell'Ottocento si sviluppò una
vasta rete associativa, destinata a costituire il terreno sul quale sarebbe
maturata la successiva democrazia cristiana. Nel 1874 nacque l'Opera dei
Congressi e dei Comitati Cattolici, organizzazione che riunì associazioni e
comitati locali e che divenne per decenni il principale strumento di
mobilitazione del cattolicesimo italiano contro il liberalismo e in difesa
degli interessi religiosi e sociali dei cattolici.
La progressiva industrializzazione e l'emergere della
questione operaia resero però insufficiente una politica fondata esclusivamente
sulla difesa istituzionale della Chiesa. La crescita del socialismo, la
conflittualità fra capitale e lavoro e l'estensione delle masse popolari nella
vita pubblica obbligarono il cattolicesimo a confrontarsi con problemi nuovi.
Fu in questo contesto che Leone XIII tentò di elaborare una risposta capace di contrapporsi
tanto al socialismo quanto all'individualismo liberale.
La Rerum Novarum e la nascita
del cattolicesimo sociale
La Rerum Novarum, promulgata il 15 maggio 1891,
rappresentò uno spartiacque. L'enciclica individuava nella questione operaia
una delle principali emergenze della società contemporanea e riconosceva che la
trasformazione industriale aveva prodotto una concentrazione della ricchezza e
un'estensione della povertà tali da rendere necessario un intervento sul piano
sociale.
La risposta leonina non era socialista: Leone XIII
difendeva il diritto di proprietà e respingeva la lotta di classe come
principio ordinatore della società. Al tempo stesso, però, l'enciclica
riconosceva la necessità di tutelare il lavoro, promuovere associazioni operaie,
intervenire sulle condizioni sociali e ricondurre l'economia entro criteri di
giustizia.
Da questa impostazione nacque un cattolicesimo sociale
sempre più organizzato. La Rerum Novarum fornì infatti un linguaggio
comune a gruppi e associazioni che intendevano superare la mera opposizione
allo Stato liberale per affrontare concretamente la questione sociale. Nel
1894, al II Congresso dell'Unione cattolica per gli studi sociali, il Programma
dei cattolici di fronte al socialismo rappresentò uno dei primi tentativi
di tradurre la dottrina leonina in un programma organico di riforme.
Tuttavia, proprio qui cominciò a emergere una
contraddizione destinata a segnare tutta la storia della democrazia cristiana:
la Chiesa intendeva promuovere un'azione sociale cristiana, ma non
necessariamente autorizzare la trasformazione di tale azione in un'autonoma
politica democratica dei cattolici.
La Democrazia cristiana e il limite
imposto da Leone XIII
La formula «democrazia cristiana» acquistò
progressivamente un significato politico e sociale. Giuseppe Toniolo contribuì
in modo determinante alla sua elaborazione teorica, mentre intorno alla rivista
Cultura sociale, diretta da Romolo Murri, si raccolsero le componenti
più dinamiche del movimento.
Ma la gerarchia romana guardava con cautela a questo
sviluppo. La parola «democrazia» poteva infatti implicare non soltanto una
politica sociale in favore delle classi popolari, ma anche una diversa
concezione dell'autorità, della rappresentanza e della partecipazione politica.
Leone XIII affrontò direttamente il problema
nell'enciclica Graves de communi re del 1901. Il pontefice riconobbe la
legittimità dell'azione sociale cristiana, ma stabilì che l'espressione
«democrazia cristiana» non dovesse assumere un significato politico: essa
doveva indicare essenzialmente un'azione benefica dei cristiani a favore del
popolo. Il documento sottolineava inoltre l'esigenza dell'obbedienza
all'autorità ecclesiastica.
La distanza tra la prospettiva romana e quella dei
giovani democratici cristiani era dunque strutturale. Per la gerarchia, la
democrazia cristiana poteva essere una modalità dell'azione sociale cattolica;
per i suoi esponenti più innovatori essa tendeva invece a diventare il
fondamento di una nuova presenza autonoma dei cattolici nella vita politica.
È precisamente in questa frattura che si colloca la
vicenda di Romolo Murri.
(Segue)
Dott. Yari
Lepre Marrani
Nota biografico – editoriale: "Il dott. Yari Lepre Marrani è scrittore, giornalista culturale e analista geopolitico. Scrive su numerose testate sfruttando le proprie competenze storico - giuridiche. Sull'Avanti! (organo ufficiale del PSI) cura una rubrica di carattere storico ed è analista geopolitico per il quotidiano online NG(Notizie Geopolitiche).Importante menzionare la sua collaborazione con il quadrimestrale dell'AMI(Associazione Mazziniana Italiana), Il Pensiero Mazziniano, con il quale Marrani collabora da anni con articoli o brevi saggi ispirati al pensiero repubblicano. Da settembre 2023 Marrani è inserito tra i poeti contemporanei di WikiPoesia al seguente link: https://www.wikipoesia.it/wiki/Yari_Lepre_Marrani"


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