Origini e conflitti della democrazia cristiana italiana tra la fine dell’800 e i primi decenni del ‘900 ( 2 parte )

 

Approfondimento storico – politologico del dott. Yari Lepre Marrani

( Seconda puntata)


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Romolo Murri: la democrazia cristiana come autonomia politica

Murri rappresentò la componente più radicale e politicamente innovatrice del primo movimento democratico cristiano. Sacerdote, intellettuale e organizzatore, egli riteneva che il cattolicesimo dovesse misurarsi con la società moderna senza rimanere prigioniero della subordinazione politica dei fedeli alla gerarchia.

La sua battaglia investì progressivamente l'Opera dei Congressi. I giovani democratici cristiani chiedevano un rinnovamento dei metodi e soprattutto un più chiaro impegno politico-sociale. Lo scontro con la componente conservatrice divenne sempre più duro. Murri arrivò a teorizzare l'autonomia dei cattolici in campo politico, distinguendo l'appartenenza religiosa dalle scelte politiche concrete.

Il punto era rivoluzionario: se la fede poteva orientare la coscienza del cattolico, non ne derivava automaticamente che la gerarchia dovesse determinare la sua scelta politica. In questo senso Murri contribuì a introdurre nel cattolicesimo italiano il principio della distinzione tra autorità religiosa e autonomia politica del laicato.

La sua posizione entrò però in crescente collisione con Roma. Nel 1904 Pio X sciolse l'Opera dei Congressi, ponendo fine all'organizzazione che aveva costituito il principale contenitore del cattolicesimo militante. Nel 1905 nacque la Lega Democratica Nazionale, nella quale confluirono Murri e altri democratici cristiani. L'organizzazione rivendicava una presenza autonoma dei cattolici nella politica e nella società.

La reazione della gerarchia fu netta. Nel 1906, con l'enciclica Pieni l'animo, Pio X denunciò lo «spirito d'insubordinazione e d'indipendenza» presente in una parte del giovane clero e proibì espressamente ai sacerdoti di aderire alla Lega Democratica Nazionale.

Murri fu sospeso a divinis nel 1907 e scomunicato nel 1909, proprio mentre veniva eletto deputato al Parlamento.

La sua vicenda rappresenta uno dei casi più significativi del conflitto tra il cattolicesimo sociale nascente e la gerarchia ecclesiastica: non si trattava semplicemente di una controversia personale o disciplinare, ma dello scontro fra due diverse concezioni della presenza cattolica nella società. Da un lato una concezione gerarchica, nella quale l'azione dei cattolici doveva rimanere sottoposta alla direzione ecclesiastica; dall'altro una concezione che tendeva verso l'autonomia politica dei credenti.

Il clericomoderatismo e la politica dell'età giolittiana

La crisi del murrismo si intrecciò con la progressiva affermazione del clericomoderatismo. Con questa espressione si può indicare la strategia attraverso la quale il movimento cattolico, pur senza costituire un autonomo partito cattolico, sviluppò rapporti politici con i settori moderati e liberali dello Stato italiano.

Il clericomoderatismo costituiva, sotto questo profilo, una soluzione pragmatica alla questione della partecipazione politica: anziché creare un partito cattolico autonomo, si cercava di utilizzare il voto cattolico per sostenere candidati compatibili con gli interessi della Chiesa e con una politica moderata.

Durante l'età giolittiana questa strategia raggiunse il suo punto culminante. Il progressivo attenuarsi del non expedit favorì una partecipazione elettorale sempre più ampia dei cattolici e culminò nel Patto Gentiloni del 1913. Treccani identifica proprio nel Patto Gentiloni il momento culminante della politica clerico-moderata del periodo giolittiano.

Il problema, per i democratici cristiani, era che il clericomoderatismo rischiava di trasformare i cattolici in una massa elettorale funzionale alla conservazione dell'ordine politico liberale, senza attribuire loro una vera autonomia programmatica. Da qui la critica di Sturzo, che avrebbe progressivamente cercato una terza via tra l'intransigentismo ecclesiastico e la subordinazione dei cattolici ai liberali moderati.

Sturzo: dalla democrazia cristiana all'autonomia politica

Luigi Sturzo appartenne alla stessa generazione che aveva conosciuto e partecipato all'esperienza democratica cristiana di Murri, ma elaborò una strategia profondamente diversa.

Nel discorso di Caltagirone del 1905 Sturzo delineò l'idea di un partito di ispirazione cristiana capace di accettare i risultati fondamentali delle rivoluzioni nazionale e liberale, riconoscendo lo Stato italiano e distinguendo il terreno politico da quello propriamente religioso. La sua proposta mirava a preparare i cattolici alla partecipazione politica attraverso l'esperienza amministrativa, sociale e associativa.

La differenza rispetto a Murri fu soprattutto metodologica e istituzionale. Murri aveva posto in maniera radicale il problema dell'autonomia del cattolico e aveva cercato di costruire una democrazia cristiana politicamente autonoma, entrando così direttamente in collisione con la gerarchia. Sturzo comprese invece che l'autonomia politica dei cattolici avrebbe dovuto essere costruita senza trasformarsi in una rottura frontale con la Chiesa.

Non si trattava, dunque, di eliminare il riferimento cristiano dalla politica, ma di impedire che la politica diventasse un'estensione della gerarchia ecclesiastica.

Questa distinzione sarebbe risultata decisiva nel 1919.

Il 18 gennaio 1919: il Partito Popolare Italiano


La Prima guerra mondiale modificò radicalmente il quadro politico. Il vecchio sistema liberale era indebolito, il suffragio si era ampliato e la minaccia socialista rendeva ormai difficile mantenere l'estraneità dei cattolici alla politica nazionale. Venuto progressivamente meno il non expedit, si aprì lo spazio per la costituzione di un partito cattolico di massa.

Il 18 gennaio 1919 Sturzo pubblicò l'«Appello ai liberi e forti» e diede vita al Partito Popolare Italiano. Il nuovo partito non volle chiamarsi «cattolico»: nella prospettiva sturziana religione e partito appartenevano a due piani distinti. Il programma si ispirava ai principi cristiani, ma il PPI non pretendeva di rappresentare la Chiesa né la totalità dei cattolici.

Questa scelta segnava il superamento tanto dell'antica intransigenza quanto del clericomoderatismo. I cattolici entravano nella politica italiana non più semplicemente come elettorato mobilitato dalla gerarchia e nemmeno come gruppo confessionale, ma come soggetto politico organizzato.

Il programma del PPI comprendeva la rappresentanza proporzionale, il decentramento amministrativo, la tutela e l'estensione della piccola proprietà, riforme sociali ed economiche. Alle elezioni del 1919 il partito ottenne il 20,6% dei suffragi e 100 deputati, diventando una delle principali forze parlamentari del dopoguerra.

                                                                                      ( Segue, due di tre )

 Dott. Yari  Lepre Marrani

Dott. Yari  Lepre Marrani

 

Nota biografico – editoriale: "Il dott. Yari Lepre Marrani è scrittore, giornalista culturale e analista geopolitico. Scrive su numerose testate sfruttando le proprie competenze storico - giuridiche. Sull'Avanti! (organo ufficiale del PSI) cura una rubrica di carattere storico ed è analista geopolitico per il quotidiano online NG(Notizie Geopolitiche).Importante menzionare la sua collaborazione con il quadrimestrale dell'AMI(Associazione Mazziniana Italiana), Il Pensiero Mazziniano, con il quale Marrani collabora da anni con articoli o brevi saggi ispirati al pensiero repubblicano. Da settembre 2023 Marrani è inserito tra i poeti contemporanei di WikiPoesia al seguente link: https://www.wikipoesia.it/wiki/Yari_Lepre_Marrani"

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